Iscrizioni in picchiata e fabbisogno che resta elevato. Il quadro tracciato da Antonio De Palma, presidente di Nursing Up, è netto: “Il crollo delle iscrizioni a infermieristica è lo specchio fedele di politiche di promozione inesistenti. Vietato minimizzare e nascondere la polvere sotto il tappeto!”. A fronte di 20.699 posti a bando, le domande non raggiungono le 19mila unità. Il trend di lungo periodo conferma la crisi: “Dal 2010 al 2024 le iscrizioni si sono ridotte del 52%: da oltre 46mila a poco più di 21mila”.
Nel mirino finiscono letture consolatorie e scorciatoie: “C’è chi prova a gettare fumo negli occhi, sostenendo che il semestre filtro di Medicina riverserà studenti su infermieristica. Chi dovrebbe tutelare per legge la professione, chi la rappresenta, balbetta pericolosamente e presta il fianco a una politica inconcludente. Ma la nostra non è una panchina di riserva, è il cuore del Servizio sanitario nazionale”.
Il ragionamento è lineare: senza una strategia su carriere, retribuzioni e condizioni di lavoro, l’attrattività del percorso crolla. “Costruire la sanità senza rafforzare infermieristica è come togliere i mattoni dalle fondamenta: prima o poi crolla tutto. Senza carriere vere, stipendi dignitosi e un contratto rivoluzionato, i giovani continueranno a fuggire. La professione infermieristica è diventata il tappeto sotto cui la politica nasconde le polveri della cattiva sanità”.
De Palma critica anche l’introduzione dell’“assistente infermiere”: “È come tappare una diga crepata con un cerotto: abbasserà la qualità delle cure e confonderà i ruoli. Chi doveva fermarla non ha aperto bocca”. Il punto, sottolinea, non è creare figure ibride, ma mettere in condizione gli infermieri di fare il loro lavoro con dotazioni adeguate, percorsi di sviluppo e riconoscimento economico coerente con le responsabilità.
Sul fronte dei pronto soccorso, l’immagine è quella di reparti sotto pressione cronica. “Nei triage un solo infermiere gestisce anche 10-13 pazienti e sempre più spesso subisce calci, pugni e sputi. La quotidianità dei professionisti è un incubo. Se non ci sarà un cambio di passo, questa professione resterà senza futuro”. Una denuncia che rimanda alla necessità di organici congrui, sicurezza nei luoghi di lavoro, tutela legale e psicologica per chi subisce aggressioni.
Il messaggio del sindacato è politico e operativo insieme: servono politiche di orientamento nelle scuole, borse di studio mirate, incentivi all’ingresso e alla permanenza nel servizio pubblico, oltre a un contratto che riconosca specializzazioni, indennità e progressioni di carriera. Senza questi interventi, l’offerta formativa resterà scoperta e gli ospedali continueranno a rincorrere soluzioni tampone. L’appello di Nursing Up chiude senza giri di parole: smettere di “minimizzare” e aprire subito un tavolo che rimetta gli infermieri al centro dell’assistenza.
