I festeggiamenti per l’arrivo del 2026 a Licata continuano a produrre strascichi giudiziari, svelando uno scenario di violenza urbana ben più preoccupante di quanto apparso nelle prime ore del mattino del primo gennaio. I Carabinieri della locale Compagnia, impegnati in una capillare attività d’indagine sugli eventi della notte di San Silvestro, hanno denunciato a piede libero un giovane di 26 anni alla Procura della Repubblica di Agrigento. Le accuse ipotizzate a suo carico sono pesanti: detenzione abusiva di armi, ricettazione e favoreggiamento personale.
L’indagine scaturisce dagli approfondimenti su una delle due violente risse che hanno infiammato la notte licatese. Mentre l’attenzione si era inizialmente concentrata sugli scontri avvenuti in Corso Umberto (culminati in un’aggressione domiciliare), gli inquirenti hanno acceso i riflettori anche su un secondo fronte caldo: il tafferuglio scoppiato intorno alle 3:00 del mattino in Corso Vittorio Emanuele. Qui, una decina di persone si erano affrontate con violenza inaudita prima di disperdersi all’arrivo delle pattuglie. Nonostante il “fuggi fuggi” generale e il muro di omertà che spesso accompagna questi episodi, i militari dell’Arma non si sono fermati alle apparenze e hanno acquisito i filmati dei sistemi di videosorveglianza pubblici e privati della zona.
È stato proprio l’esame fotogramma per fotogramma a fornire la svolta investigativa. In una delle sequenze analizzate, i Carabinieri hanno isolato un dettaglio agghiacciante: il ventiseienne è stato ripreso mentre si chinava per raccogliere e impugnare quella che, agli occhi degli investigatori, è apparsa inequivocabilmente come una pistola. Un gesto che ha cambiato la prospettiva dell’intera vicenda, trasformando una zuffa di strada in un potenziale scontro a fuoco mancato.
Scattato l’allarme, sono state eseguite immediate perquisizioni alla ricerca dell’arma, che tuttavia non è stata rinvenuta. La mancata reperibilità della pistola ha fatto scattare, oltre all’accusa di detenzione abusiva, anche quella di ricettazione (presumendo la provenienza illecita dell’arma) e di favoreggiamento personale, ipotizzando che il giovane possa aver agito per coprire o aiutare terze persone, o che l’arma sia stata fatta sparire con la complicità di altri. Il giovane, che dovrà ora difendersi da questo quadro indiziario, ha già provveduto a nominare un legale di fiducia, l’avvocato Gaspare Lombardo. Le indagini proseguono nel massimo riserbo per identificare gli altri partecipanti alla rissa e recuperare l’arma, elemento chiave per chiudere il cerchio su una notte di follia che avrebbe potuto avere conseguenze tragiche.

