Un fronte comune per salvare il settore che rappresenta l’anima economica e storica della città. Di fronte a una crisi sempre più profonda, Sciacca risponde con l’istituzione di un Tavolo tecnico permanente sulla marineria, un organismo che unisce amministrazione comunale, consiglio, cooperative di pesca e associazioni di categoria in una battaglia che dalle banchine del porto punta a raggiungere le sedi dell’Unione Europea. La decisione è maturata oggi, al termine di una riunione della VI Commissione consiliare a cui hanno preso parte anche il sindaco Fabio Termine e gli assessori competenti.
“Senza indugi, è stata avviata un’attività di organizzazione importante dedita ad alzare il livello della mobilitazione sul tema”, ha dichiarato Giuseppe Catanzaro, presidente della VI Commissione Attività Produttive. Il tavolo non ha perso tempo e ha già programmato i primi incontri operativi per questa settimana, con l’obiettivo primario di coinvolgere in modo capillare la base del settore: i pescatori e le cooperative che li rappresentano.
La strategia è chiara e si muove su più livelli. Il primo passo sarà quello di portare le istanze della marineria saccense all’attenzione della deputazione regionale. Parallelamente, verrà avviata una vasta campagna di sensibilizzazione in città per far comprendere la reale dimensione del problema a tutti gli attori sociali, culturali ed economici, allargando il fronte anche ai comuni vicini.
Tutte queste azioni confluiranno nella stesura di un documento unitario, un testo che conterrà le proposte concrete del settore per uscire dalla crisi. Ma l’orizzonte, come sottolinea Catanzaro, è ben più ampio. “L’attività del Tavolo vuole guardare alle sedi che contano, ovvero le istituzioni europee”, ha affermato. L’obiettivo finale è quello di presentare a Bruxelles “una proposta forte ed unitaria da parte di un territorio che, nel mentre, avrà fatto sentire la sua partecipazione”. Una mobilitazione dal basso, dunque, che parte dalla sofferenza dei singoli pescatori per trasformarsi in un’azione politica strutturata, con la speranza di ottenere risposte concrete da chi ha il potere di decidere le sorti della pesca nel Mediterraneo.

