Arriva la stretta finale nel processo che vede alla sbarra i presunti nuovi padroni delle campagne del Belice. La Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo ha calato l’asso, presentando un conto salatissimo per quella che viene definita la “mafia dei pascoli”: un sistema di potere arcaico ma ferreo, capace di soffocare l’economia agricola tra l’agrigentino e il palermitano. Davanti al Gup di Palermo, Carmen Salustro, il pubblico ministero Claudio Camilleri ha concluso la sua requisitoria invocando condanne per un totale complessivo che supera i 36 anni di reclusione, colpendo vertici e gregari del mandamento di Santa Margherita.
La richiesta piรน significativa, per il peso specifico del nome coinvolto, riguarda Pietro Campo. Considerato dagli inquirenti l’uomo di fiducia nel territorio dell’ex primula rossa Matteo Messina Denaro, il boss sta giร scontando una pena a 14 anni. Nonostante la detenzione, l’accusa ha chiesto per lui un ulteriore aggravio di 7 anni e 4 mesi, ritenendolo il regista occulto delle pressioni sui proprietari terrieri. Ma la scure della Procura si รจ abbattuta anche sulla cerchia familiare e sui sodali storici: per il figlio, Giovanni Campo, giร sfiorato in passato dall’operazione “Icaro” e poi assolto, la richiesta รจ stata di 6 anni e 4 mesi di carcere.
Ancora piรน pesante la mano utilizzata per gli altri imputati chiave dell’inchiesta, scattata con il blitz della Squadra Mobile di Agrigento la scorsa estate. La pena piรน alta in assoluto รจ stata sollecitata per Pietro Guzzardo, quarantaseienne di Santa Margherita Belice, per il quale il pm ha proposto ben 9 anni di reclusione. A seguire, 7 anni e 8 mesi sono stati chiesti per Pasquale Ciaccio, pastore cinquantottenne giร noto alle cronache per il suo coinvolgimento nell’inchiesta “Scacco Matto”. Chiude il cerchio Domenico Bavetta, di Montevago, per il quale l’accusa ha proposto una condanna a 6 anni e 4 mesi.
Al centro del dibattimento c’รจ la ricostruzione di un vero e proprio “feudalesimo mafioso”. Secondo la Dda, il gruppo non si limitava a semplici estorsioni, ma esercitava un controllo militare sulle attivitร agro-pastorali nei territori di Santa Margherita, Montevago, Sambuca di Sicilia e Contessa Entellina. Il modus operandi contestato era sistematico: i legittimi proprietari dei fondi agricoli venivano costretti, con la forza dell’intimidazione, a mettere a disposizione ettari di terra per il pascolo abusivo delle greggi riconducibili al clan. I contratti erano una farsa: canoni d’affitto irrisori, spesso puramente simbolici o, nella maggior parte dei casi, mai corrisposti. Un dominio territoriale che piegava l’imprenditoria sana alle logiche della cosca.
Il processo, che si sta svolgendo con il rito abbreviato, entra ora nella fase decisiva. Il calendario delle udienze รจ giร fissato: si tornerร in aula il 18 febbraio per dare la parola alle difese, che tenteranno di smontare il castello accusatorio. La sentenza del Gup รจ attesa verosimilmente per il 25 febbraio, giorno in cui si saprร se le richieste della Procura diventeranno condanne effettive.

