Agrigento PostAgrigento PostAgrigento Post
Font ResizerAa
  • Home
  • Dai Territori
    • Costa del Mito
    • Monti Sicani
    • Pelagie
    • Valle dei Templi
    • Valle del Salso
  • Dalla Strada
  • Dalla Politica
  • Cultura
    • Narrazioni
    • Tradizioni
  • Da Sapere
  • Personaggi
  • Lifestyle
    • Eventi
    • Food
    • Formazione
    • Salute & Benessere
  • Opinioni
  • Siciliabedda
Reading: Ribera, l’arancia d’oro sotto minaccia
Share
Font ResizerAa
Agrigento PostAgrigento Post
Cerca
  • Home
  • Dai Territori
    • Costa del Mito
    • Monti Sicani
    • Pelagie
    • Valle dei Templi
    • Valle del Salso
  • Dalla Strada
  • Dalla Politica
  • Cultura
    • Narrazioni
    • Tradizioni
  • Da Sapere
  • Personaggi
  • Lifestyle
    • Eventi
    • Food
    • Formazione
    • Salute & Benessere
  • Opinioni
  • Siciliabedda
Follow US
ribera città delle arance
Agrigento Post > Blog > Opinioni > Ribera, l’arancia d’oro sotto minaccia
Opinioni

Ribera, l’arancia d’oro sotto minaccia

Marzia Venezia
Last updated: Luglio 15, 2025 11:54 pm
Marzia Venezia - Marzia Venezia
Published Luglio 15, 2025
Share
SHARE

Ribera è un nome che profuma d’arancia. Qui, tra le vallate assolate che degradano verso il fiume Verdura, cresce da decenni la varietà che ha fatto la fortuna agricola di un’intera comunità: la Washington Navel, dolce, succosa, profumata, orgoglio IGP. “L’arancia di Ribera” è più di un prodotto: è un’identità. Le sue campagne sono state, per generazioni, il cuore economico e simbolico della città. Ma oggi, quell’oro arancione vacilla. Non per colpa della terra, che continua a dare frutti eccellenti, ma per tutto ciò che le gira attorno: una crisi sistemica che sta lentamente svuotando i campi e affondando le certezze.

Nubes Formazione

Il primo nemico ha il volto noto dei cambiamenti climatici. Le stagioni si fanno irregolari, le piogge sempre più rare o violente, le escursioni termiche ingestibili. Le arance, sotto stress idrico, maturano prima, o peggio, marciscono sulla pianta. Gli agricoltori riberesi lo dicono a mezza voce: “Non riconosciamo più la terra”. Eppure si ostinano a curarla, a difenderla, a investire — ma sempre più spesso lo fanno da soli, senza reti, senza garanzie, senza un orizzonte chiaro.

A questo si somma il peso dell’aumento dei costi: carburanti, concimi, acqua per l’irrigazione, manodopera. Coltivare arance oggi significa spendere molto di più e guadagnare molto meno. I mercati, intanto, spingono in basso il prezzo del prodotto: la concorrenza sleale da Tunisia, Marocco, Egitto schiaccia il frutto siciliano sotto la logica del “più a meno”. E così l’arancia d’eccellenza diventa un fardello. I produttori, spesso piccoli o piccolissimi, si trovano a scegliere tra resistenza e resa. Alcuni abbandonano, altri vendono, altri ancora cercano una via alternativa: la trasformazione in succhi, le filiere corte, i consorzi. Ma da soli non possono bastare.

Il dramma è che Ribera ha ancora tutte le carte in regola per essere un’eccellenza agricola. Il marchio IGP è riconosciuto, le competenze agronomiche diffuse, il paesaggio suggestivo. Eppure manca una politica di visione: piani di filiera efficaci, connessioni logistiche, promozione sui mercati internazionali. Ci sono fondi europei, certo, ma spesso inaccessibili per chi lavora dodici ore al giorno nei campi e non ha tempo per districarsi tra bandi e moduli. Si continua a invocare l’agricoltura come “futuro della Sicilia”, ma poi si lasciano sole le comunità che di quell’agricoltura vivono davvero.

Intanto, i giovani se ne vanno. Anche quelli che hanno studiato agraria o economia del territorio, anche quelli che avevano scommesso sul ritorno alla terra. Perché la terra, senza tutela, è un rischio. Senza infrastrutture — strade, trasporti, logistica — è una gabbia. Senza cooperazione vera, è un monologo. Ribera rischia così di diventare l’ennesima cartolina sbiadita della Sicilia rurale: bellissima da lontano, malinconica da vicino.

Ma non tutto è perduto. In città si muovono ancora energie vive: piccole cooperative che sperimentano la trasformazione, imprenditori che puntano sulla certificazione bio, associazioni che promuovono i mercati contadini e la filiera etica. C’è voglia di innovare, di internazionalizzare, di tornare a dare dignità all’agricoltura. Ma serve un patto. Un’alleanza tra istituzioni e territorio. Serve che Regione, Consorzi, Università e imprenditoria privata smettano di guardarsi da lontano e inizino a costruire insieme un modello nuovo.

Ribera non chiede carità. Chiede infrastrutture, politiche intelligenti, una fiscalità a misura di agricoltura sostenibile, canali per la commercializzazione che valorizzino davvero l’identità territoriale. Chiede di non essere lasciata sola nella lotta contro l’erosione lenta ma costante del suo futuro. Perché se cade Ribera, non cade solo un comparto: cade un’idea di Sicilia possibile. Quella che produce, resiste, innova. Quella che non vuole vivere di turismo e rendite, ma del lavoro onesto nei solchi della propria terra. E questa Sicilia merita di essere difesa, prima che resti solo il profumo — nostalgico — delle sue arance.

Menu

  • Meridio Post
  • Ragusa Post
  • Syraka Post
  • Trapani Post
  • Salento Post
Share This Article
Facebook Email Print

I più letti

  • Licata, palmese 15enne ubriaco semina il panico tra i negozi

    Licata, palmese 15enne ubriaco semina il panico tra i negozi

  • Raid incendiario a Palma di Montechiaro: in fiamme una stalla

    Raid incendiario a Palma di Montechiaro: in fiamme una stalla

  • Sciacca: pestaggio razzista allo Stazzone, denunciati due minorenni del “branco”

    Sciacca: pestaggio razzista allo Stazzone, denunciati due minorenni del “branco”

  • San Leone, schianto nella notte tra le Dune: 25enne denunciata dopo i soccorsi

    San Leone, schianto nella notte tra le Dune: 25enne denunciata dopo i soccorsi

  • Canicattì, raid in Viale della Vittoria: svaligiato negozio cinese

    Canicattì, raid in Viale della Vittoria: svaligiato negozio cinese

Di Marzia Venezia

  • Incidente sulla SS115 alle porte di Sciacca: coinvolta un’autocisterna

    Incidente sulla SS115 alle porte di Sciacca: coinvolta un’autocisterna

    30 Mar 2026
  • Barriera abusiva sulla spiaggia di Eraclea Minoa: scatta il blitz

    Barriera abusiva sulla spiaggia di Eraclea Minoa: scatta il blitz

    31 Gen 2026
  • Mafia dei pascoli nel Belice, la Dda non fa sconti: chiesti 36 anni

    Mafia dei pascoli nel Belice, la Dda non fa sconti: chiesti 36 anni

    25 Gen 2026
  • Tubercolosi a Montallegro, il sindaco: “Situazione monitorata”

    Tubercolosi a Montallegro, il sindaco: “Situazione monitorata”

    10 Gen 2026
  • Incidente a Santa Margherita Belice. Muore un 42enne di Montevago

    Incidente a Santa Margherita Belice. Muore un 42enne di Montevago

    07 Gen 2026
Change your life - Esplofor
about us

Agrigento Post è un supplemento del quotidiano telematico Palermo Post iscritto al N5 del registro stampa del Tribunale di Palermo. Contribuisce all’audience di Media Post Network E-mail: info@agrigentopost.it

Editore: Mediartika P.Iva 07278520825
Supplemento di Meridio Post in procinto di Registrazione presso il Tribunale di Palermo. Editore: Mediartika P.Iva 07278520825 Sede Legale: Via Ugo La Malfa, 62, Palermo Redazione Operativa: Agrigento, Sicilia mail:info@agrigentopost.it

Network

  • Palermo Post
  • Trapani Post
  • Salento Post
  • Catania Post
  • Messina Post
  • Agrigento Post

Network

  • Ragusa Post
  • Caltanissetta Post
  • Paese delle Streghe
  • Teatro in Polvere
  • NewtonLab24
  • Enna Post

Network

  • Sport in Sicilia
  • Be in Sicily
  • Bomba Sicilia
  • Misto Lana
  • Meridio Post
  • Cinema senza Barriere

Info

  • Privacy Policy
  • Contatti
  • Segnalazioni
  • Pubblicità
  • Codice Etico
  • La Redazione
logo
Welcome Back!

Sign in to your account

Username or Email Address
Password

Lost your password?