AGRIGENTO – Ci sono confini che in una piccola comunità si pensano inviolabili, linee invisibili tracciate dalla fiducia reciproca e dalla consuetudine del “ci conosciamo tutti”. A Montallegro, piccolo centro dell’agrigentino dove la vita scorre solitamente con i ritmi lenti della provincia, quella linea sarebbe stata brutalmente oltrepassata in un pomeriggio qualunque. Al centro di una vicenda che ha lasciato il paese sospeso tra incredulità e rabbia c’è un uomo di 64 anni, ora ufficialmente indagato dalla Procura di Agrigento. L’accusa è di quelle che pesano come macigni: tentati atti sessuali con minorenne.
Tutto sarebbe accaduto alla luce del sole, o meglio, sotto le luci artificiali di una sala giochi, uno dei pochi luoghi di ritrovo per i giovanissimi del paese. È lì che le strade del 64enne e della presunta vittima, un bambino di appena 9 anni, si sono incrociate. Secondo la ricostruzione effettuata dai Carabinieri, che stanno conducendo le indagini con il massimo riserbo data la delicatezza del caso, l’uomo avrebbe messo in atto una strategia di adescamento vecchia quanto subdola.
Non ci sarebbero state minacce, né violenza fisica immediata, ma una manipolazione psicologica basata su una moneta da due euro. Tanto sarebbe valsa, nella mente dell’uomo, l’innocenza del piccolo. Con la promessa di quel regalo, l’indagato avrebbe convinto il bambino a uscire dal locale, lontano dagli occhi indiscreti degli altri avventori o dei gestori, per condurlo in un vicolo adiacente, una zona d’ombra a pochi passi dalla sicurezza della strada principale.
È in quel vicolo che la situazione sarebbe precipitata. Lontano da sguardi testimoni, l’uomo avrebbe tentato l’approccio fisico, cercando di baciare il bambino sulla bocca. Un gesto che fortunatamente non è andato oltre, ma che basta a configurare un quadro indiziario gravissimo. Il bambino, spaventato e confuso, è riuscito a sottrarsi e a tornare a casa.
Spesso, in casi di questo genere, il silenzio della vittima diventa il miglior alleato dell’aggressore. La vergogna, la paura di non essere creduti o di essere sgridati bloccano le parole in gola. Ma questa volta non è andata così. Il piccolo, una volta al sicuro tra le mura domestiche, ha trovato il coraggio di raccontare tutto ai genitori. Un racconto frammentato, difficile, ma sufficientemente chiaro da far scattare l’allarme immediato. Madre e padre non hanno perso un istante e si sono recati alla locale Stazione dei Carabinieri per sporgere denuncia, affidando ai militari il compito di fare luce.
La macchina della giustizia si è mossa con rapidità. La Procura della Repubblica di Agrigento ha aperto un fascicolo a carico del 64enne. Gli inquirenti stanno vagliando ogni dettaglio, ma il passaggio cruciale avverrà nelle prossime settimane. Il Pubblico Ministero ha infatti disposto l’incidente probatorio.
Si tratta di un passaggio tecnico fondamentale in casi di abusi su minori: serve a “cristallizzare” la prova. Il bambino verrà ascoltato in un ambiente protetto, con l’ausilio di psicologi ed esperti, per raccogliere la sua testimonianza formale prima dell’eventuale processo. Questo evita alla vittima lo stress di dover ripetere il racconto doloroso più volte a distanza di anni e garantisce che il ricordo resti genuino e non contaminato dal tempo.
Mentre le indagini proseguono per accertare le responsabilità e verificare se vi siano stati episodi simili in passato rimasti nell’ombra, resta lo sgomento per un gesto che, se confermato, avrebbe barattato la serenità di un bambino per una moneta da due euro. Per il 64enne, fino a sentenza definitiva, vale la presunzione di innocenza.

