Una serata costruita con cura, dove la pagina scritta incontra la scena e il ricordo diventa rito civile. Così Sciacca ha celebrato, sabato 6 settembre 2025, il centenario della nascita di Andrea Camilleri (1925–2025) con “Echi di Vigàta”, tributo ideato e organizzato dalla Libreria UBIK di Ornella Gulino all’interno della rassegna letteraria “Una Badia di Libri”. Nel Cortile Orchidea della Multisala Badia Grande — gremito nonostante in città si svolgesse in contemporanea un altro appuntamento letterario — il pubblico ha risposto numeroso, confermando la vocazione di Sciacca a città-lettore, sensibile e partecipe quando la cultura chiama.
A guidare il filo della serata è stato il giornalista Massimo D’Antoni, che ha cucito con misura i diversi momenti, offrendo un ritmo narrativo capace di alternare informazione e emozione. L’apertura è stata affidata alla presentazione del volume “La mia Vigàta” di Lorenzo Rosso: un titolo che suona come dichiarazione d’amore e, insieme, come invito a entrare nell’alfabeto camilleriano. Rosso ha dialogato con Raimondo Moncada in un confronto a due voci, agile e chiaro, in cui il mito letterario di Vigàta — la cittadina immaginaria, divenuta per milioni di lettori il vero “luogo del delitto” e della vita quotidiana — è stato restituito nella sua funzione più profonda: specchio deformante e veritiero della Sicilia, scenario morale prima ancora che geografico.
Se la prima parte ha dato la parola al saggio e alla riflessione, la seconda ha lasciato spazio al teatro e alle letture sceniche, trasformando il cortile in una piccola platea all’aperto, complice l’acustica naturale degli archi e la prossimità del pubblico. Sul “palco” si sono alternati, con sensibilità diverse e complementari, Lucia Alessi, Franco Bruno, Maria Grazia Catania e Nicola Puleo, Pippo D’Antoni, Pippo Graffeo e lo stesso Raimondo Moncada. Ne è nato un mosaico di timbri: chi ha scelto la calibratura ironica, chi la sospensione elegiaca, chi il parlato secco e investigativo. Il risultato è stato un viaggio dentro la lingua di Camilleri, quella materia magnetica che mescola italiano, dialetto e impasto fonetico, non per folklore, ma per verità d’ascolto. La lettura ad alta voce ha messo in evidenza il respiro dei periodi, l’affilatura delle battute, la musicalità di certe cadenze: elementi che sulla pagina scorrono rapidi e che, detti, rivelano la loro architettura.
“Echi di Vigàta” ha mostrato come la popolarità di Camilleri non sia mai stata solo una questione televisiva o di costume, ma un fenomeno culturale radicato: la sua opera ha reso familiare a un pubblico vastissimo l’idea che il romanzo possa essere, al tempo stesso, intrattenimento e lente etica sul presente. Il commissario Montalbano, è stato ricordato, non è un eroe invulnerabile, ma un uomo che interroga i confini della legge, misura il peso delle scelte, convive con le contraddizioni. È questa umanità sorvegliata a tenere insieme i lettori più giovani e quelli di lunga data, gli appassionati di gialli e chi cerca nel racconto un’occasione di orientamento.
In questo senso la rassegna “Una Badia di Libri” si conferma un laboratorio prezioso: porta la letteratura in un luogo condiviso, fuori dalle liturgie istituzionali, invitando a una fruizione accessibile senza rinunciare alla qualità. La scelta del Cortile Orchidea — spazio che coniuga bellezza e funzionalità — ha contribuito a costruire un’atmosfera di ascolto attento, dove ogni parola poteva sedimentare. L’attenzione del pubblico, rimasta alta per tutta la serata, è la misura più semplice e più eloquente del successo di un evento culturale.
A chiudere il percorso è stata la proiezione del film “La scomparsa di Patò”, tratto dall’omonimo romanzo di Camilleri: un tassello che ha permesso di allargare lo sguardo dal libro allo schermo, confermando la naturale vocazione cinematografica della sua scrittura. Il cinema, con i suoi codici, ha offerto un’altra via d’accesso alla Vigàta immaginaria, restituendo, per immagini, quell’impasto di mistero, ironia e critica sociale che fa la cifra dell’autore.
La cura editoriale e organizzativa di Ornella Gulino e della sua libreria ha fatto il resto: si è avuta la sensazione di un omaggio non rituale, costruito non per dovere ma per necessità, capace di tenere insieme la memoria del “maestro” e la vitalità delle nuove letture. Il centenario, in questo quadro, smette di essere anniversario da calendario e diventa opportunità: per ricominciare da Camilleri, per rimettere al centro la pratica della lettura, per ricordare che i classici contemporanei sono tali quando continuano a generare conversazioni, domande, punti di vista.
Chi c’era, forse, si è portato a casa qualcosa di semplice e importante: l’eco di una voce che non smette di dialogare con la nostra. E la consapevolezza che la cultura funziona quando è capace di unire: il rigore dell’approfondimento e il piacere dell’ascolto, la letteratura e il teatro, la dimensione comunitaria e quella interiore. “Echi di Vigàta” ha dimostrato che tutto questo è possibile e che Sciacca, con la sua rete di luoghi e persone, può esserne una casa ospitale. In attesa dei prossimi appuntamenti di “Una Badia di Libri”, resta il desiderio di continuare a frequentare Camilleri come si frequenta un amico: tornandoci, senza cerimonie, quando abbiamo bisogno di parole che ci orientino nel presente.

