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Candida auris e Candida parapsilosis
Agrigento Post > Blog > Lifestyle > Salute & Benessere > Allarme Funghi Killer: “Serve una risposta sanitaria immediata”
Salute & Benessere

Allarme Funghi Killer: “Serve una risposta sanitaria immediata”

Marzia Venezia
Last updated: Settembre 13, 2025 8:18 am
Marzia Venezia - Marzia Venezia
Published Settembre 13, 2025
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Un nemico silenzioso, resistente ai farmaci e spesso letale si aggira nelle corsie degli ospedali italiani, mietendo vittime soprattutto tra i pazienti più fragili. È l’allarme lanciato dagli esperti riuniti a Roma, presso la biblioteca del Senato “Giovanni Spadolini”, per discutere della crescente minaccia rappresentata dalle infezioni fungine invasive. Al centro del dibattito, la candidiasi invasiva (IC), un’infezione sistemica causata da funghi del genere Candida che presenta tassi di mortalità sconcertanti: fino al 31,4% nella popolazione generale, con un picco terribile del 49% tra i pazienti adulti ricoverati in terapia intensiva. A rendere il quadro ancora più critico è la comparsa di ceppi, come Candida auris e Candida parapsilosis, sempre più resistenti alle terapie antifungine disponibili.

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L’incontro, intitolato “Prevenzione e presa in carico delle infezioni fungine invasive” e promosso dalla rivista di politica sanitaria Italian Health Policy Brief (IHPB), ha riunito esponenti di spicco della comunità medico-scientifica e rappresentanti dei pazienti. L’obiettivo comune è stato quello di elaborare raccomandazioni concrete per arginare un’emergenza sanitaria che, incredibilmente, non ha visto significativi progressi terapeutici negli ultimi 15 anni. La denuncia è unanime: il sistema sanitario deve mettere a punto una strategia di risposta efficace e non più procrastinabile.

Uno dei talloni d’Achille nella lotta a queste infezioni è il ritardo diagnostico. Troppo spesso, la presenza del fungo viene identificata quando è ormai troppo tardi, a causa di metodologie obsolete o della mancanza di reagenti e tecnologie adeguate nei laboratori ospedalieri. Il professor Paolo Antonio Grossi, ordinario di Malattie infettive all’Università dell’Insubria, ha sottolineato con forza questa criticità: “I laboratori di microbiologia dovrebbero rafforzare le proprie capacità diagnostiche, considerando che non tutti dispongono di un’esperienza micologica avanzata”. La soluzione, secondo l’esperto, risiede nell’adozione su larga scala di test molecolari rapidi. “L’impiego di strumenti diagnostici molecolari e rapidi consentirebbe diagnosi tempestive anche in contesti meno specializzati, permettendo così di avviare precocemente i trattamenti e ridurre significativamente la mortalità”.

Un altro ostacolo fondamentale è di natura culturale. Esiste una diffusa e pericolosa sottovalutazione del problema, sia tra i medici che tra la popolazione. Il professor Marco Falcone, membro del direttivo della Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali (Simit), non usa mezzi termini: “La principale problematica a livello italiano […] è la carenza di un’adeguata cultura tra i medici e di una sufficiente consapevolezza tra i cittadini”. Questo si traduce in una prescrizione spesso inappropriata di farmaci antinfettivi, sia sul territorio che in ospedale. “Tra gli stessi medici – ha aggiunto Falcone – troppo spesso manca la consapevolezza delle gravi conseguenze legate ad un loro utilizzo scorretto”. Un uso improprio che non solo riduce l’efficacia delle cure, ma alimenta il fenomeno dell’antimicrobico-resistenza, rendendo i funghi sempre più forti e le armi a nostra disposizione sempre più spuntate.

Per invertire la rotta, è indispensabile una maggiore integrazione tra ospedale e territorio, capace di migliorare i percorsi di cura ma anche di potenziare la prevenzione e la sensibilizzazione. Temi che, secondo gli esperti, dovrebbero entrare con più forza nei percorsi di formazione universitaria. In questa battaglia culturale, un ruolo chiave è giocato anche dalle associazioni civiche. La dottoressa Valeria Fava, responsabile delle politiche per la salute di Cittadinanzattiva, ha ribadito l’impegno della sua organizzazione: “Per innescare un cambiamento culturale è fondamentale che i cittadini/pazienti sviluppino un maggior senso di responsabilità, collaborando attivamente con le istituzioni”. Un impegno che si è concretizzato nella realizzazione di un Manifesto per promuovere la consapevolezza e l’azione collettiva contro una minaccia che non può più essere ignorata.

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