Nessun pericolo esplosivo o radioattivo. È l’esito delle verifiche tecniche condotte dal nucleo Sdai (Sminamento difesa antimezzi insidiosi) della Marina militare sul reperto cilindrico metallico rinvenuto nell’arcipelago delle Pelagie. L’oggetto, lungo circa cinque metri e con diametro di un metro e mezzo, era stato avvistato nel tardo pomeriggio di sabato e messo in sicurezza dopo il primo intervento delle Capitanerie di porto.
Gli operatori specializzati della Marina hanno completato gli accertamenti confermando quanto già emerso nelle prime ore: «non si tratta di un ordigno bellico». Le analisi svolte sul posto hanno escluso la presenza di materiali esplosivi e sorgenti radioattive, ridimensionando così l’allarme scattato alla notizia del ritrovamento di un manufatto sconosciuto in galleggiamento nelle acque delle Pelagie.
Concluse le verifiche, la palla passa ora all’autorità giudiziaria. Il nucleo Sdai attende le indicazioni della Procura di Agrigento per la destinazione del relitto: il trasferimento potrà avvenire sulla terraferma di Porto Empedocle oppure a Lampedusa, in base alle valutazioni logistiche e istruttorie. Fino a quel momento, il reperto resterà sotto controllo per evitare rischi alla navigazione e garantire la tracciabilità delle successive operazioni.
Il dispositivo messo in campo nelle ultime ore ha seguito i protocolli previsti per gli oggetti di origine ignota recuperati in mare: perimetrazione dell’area, segnalazione ai naviganti, intervento degli specialisti e analisi non invasive per stabilire la natura del manufatto prima di eventuali movimentazioni. Una sequenza che ha permesso di coniugare prudenza e rapidità, evitando chiusure prolungate delle rotte locali e rassicurando residenti e diportisti.
Resta da chiarire provenienza e funzione del cilindro metallico; elementi che saranno approfonditi una volta completato il trasferimento a terra e messi a disposizione degli inquirenti. Al momento, la notizia rilevante è la cessazione dell’allarme legato a ipotesi di ordigni o materiali pericolosi: un esito che consente di riportare la situazione entro i binari di una ordinaria gestione amministrativa del reperto, con i necessari passaggi di competenza tra Marina, Guardia costiera e Procura.
In attesa delle decisioni sull’approdo, l’episodio si chiude — per ora — con un dato rassicurante: nessun rischio per l’ambiente e per la sicurezza della navigazione nelle acque attorno a Lampedusa.
