Il caso dell’oggetto metallico avvistato in mare nei pressi di Lampione si ridimensiona. Il sindaco di Lampedusa e Linosa, Filippo Mannino, riferisce che le prime verifiche tecniche hanno escluso la presenza di residui esplosivi o radioattivi: il manufatto, spiega, appare riconducibile a un serbatoio supplementare di carburante per aeromobili. Non si tratterebbe dunque di un ordigno militare attivo, né tantomeno di un componente legato a missilistica o a presunti lanci spaziali.
La puntualizzazione arriva dopo ore di incertezza e di telefonate ai numeri del Comune da parte di residenti e visitatori, preoccupati dalla natura dell’oggetto. «Nessuna traccia di esplosivi, nessuna radiazione», è la sintesi dell’amministrazione, che invita la popolazione alla calma in attesa del quadro definitivo degli accertamenti. Le unità in mare hanno documentato la presenza del relitto galleggiante e trasmesso le immagini alle autorità competenti per le valutazioni del caso.
Mannino coglie l’occasione per stigmatizzare alcune ricostruzioni circolate nelle ultime ore. Nel mirino, in particolare, le dichiarazioni attribuite alla senatrice del Movimento 5 Stelle Dolores Bevilacqua, che avrebbe parlato di un “missile israeliano” e ipotizzato nessi con scenari internazionali sensibili. Per il sindaco, si tratta di affermazioni «gravi e irresponsabili», prive — sottolinea — di riscontri ufficiali e potenzialmente idonee a generare allarme tra cittadini e turisti, oltre a danneggiare l’immagine e la serenità dell’arcipelago. «Lampedusa e Linosa meritano rispetto», ribadisce Mannino, richiamando la necessità di evitare strumentalizzazioni politiche e speculazioni.
Il Comune delle Pelagie, impegnato a rispondere alle numerose richieste di chiarimento, richiama tutti — istituzioni, media, rappresentanti politici — a un esercizio di “continenza comunicativa”: parlare solo sulla base di informazioni verificate e rispettare la verità dei fatti. L’amministrazione si riserva, inoltre, ogni iniziativa a tutela della sicurezza e del buon nome del territorio, cui il turismo e le attività economiche locali sono strettamente legati.
Sul piano operativo, il manufatto resta sotto sorveglianza fino al completamento delle verifiche e all’eventuale rimozione in sicurezza. La procedura, come da prassi, prevede la messa in sicurezza dell’area, la classificazione del relitto e l’analisi delle possibili origini del componente aeronautico. L’obiettivo è chiudere rapidamente la fase di incertezza, restituendo all’opinione pubblica un’informazione chiara e basata sui dati raccolti.
Il messaggio politico-amministrativo è altrettanto lineare: tutelare l’ordine e la sicurezza resta una priorità, ma lo si fa con atti e accertamenti, non con allarmi infondati. In un contesto già esposto a pressioni mediatiche e narrative esterne, Lampedusa chiede sobrietà: prima i fatti, poi i commenti.

