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Agrigento Post > Blog > Dai Territori > Valle dei Templi > Maxi confisca a Pelonero, ma niente sorveglianza
Dai TerritoriValle dei Templi

Maxi confisca a Pelonero, ma niente sorveglianza

Angela Vella
Last updated: Settembre 7, 2025 2:31 pm
Angela Vella
Published Luglio 30, 2025
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Un colpo da 5 milioni di euro al patrimonio del gruppo Pelonero, storica attività commerciale agrigentina nel settore dei casalinghi e degli articoli da regalo, ma nessuna misura restrittiva personale per i suoi titolari. È la duplice decisione della sezione misure di prevenzione del Tribunale di Palermo, che ha disposto la confisca di un ingente patrimonio riconducibile alla famiglia Sferrazza, sotto inchiesta per bancarotta, rigettando però la richiesta di sorveglianza speciale.

Il provvedimento, richiesto dalla Procura di Agrigento e firmato dal collegio presieduto dalla giudice Ettorina Contino, ha portato alla confisca di quattro società, un immobile e il contenuto di una trentina di conti correnti. Un’azione mirata a sottrarre alla disponibilità della famiglia un patrimonio il cui valore complessivo è stato stimato in 5 milioni di euro, cifra corrispondente all’importo delle presunte operazioni di bancarotta al centro dell’indagine penale.

Parallelamente, però, i giudici palermitani hanno esaminato la richiesta della Procura di applicare la misura di prevenzione della sorveglianza speciale, con obbligo di soggiorno, nei confronti del capostipite Gaetano Sferrazza, 83 anni, e dei suoi due figli, Gioachino e Diego, di 59 e 56 anni. Su questo fronte, la decisione è stata di segno opposto.

Il Tribunale ha infatti rigettato la richiesta, motivando la scelta con la mancanza del requisito dell'”attualità della pericolosità sociale”. Secondo i giudici, le condotte illegali contestate risalgono al 2016 e, pertanto, non sussistono gli elementi per ritenere che i tre proposti rappresentino oggi un pericolo per la società tale da giustificare una misura così afflittiva per la libertà personale.

Si delinea così un quadro complesso: da un lato, lo Stato interviene con forza sul patrimonio, bloccando beni e capitali che si ritiene siano frutto di attività illecite, a garanzia dei creditori e della legalità economica. Dall’altro, la giustizia pone un paletto chiaro sulla limitazione della libertà individuale, che non può essere applicata sulla base di fatti datati nel tempo se non è dimostrata una loro pericolosa persistenza nel presente.

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