Archiviato l’anno da Capitale, la Città dei Templi ridisegna la storica kermesse di marzo. Stop al “mercato rionale”: spazio solo ad artigiani ed eccellenze, con regole ferree sul decoro.
Smaltita la sbornia, e forse qualche delusione, dell’anno da Capitale Italiana della Cultura, Agrigento non perde tempo a leccarsi le ferite e guarda con pragmatismo alla prossima primavera. La macchina organizzativa di Palazzo dei Giganti si è rimessa in moto per pianificare l’evento che, da sempre, segna l’identità della città nel mondo: il Mandorlo in Fiore. Le date sono già cerchiate in rosso sul calendario: la festa esploderà tra il 7 e il 15 marzo 2026, ma quella che si profila all’orizzonte è un’edizione che promette un deciso cambio di passo, soprattutto sul fronte del decoro e dell’offerta commerciale.
L’amministrazione comunale sembra aver fatto tesoro delle esperienze passate, optando per una linea di rigore che mira a nobilitare l’estetica della manifestazione. Il diktat che emerge dal bando è chiaro: basta con l’effetto “mercato rionale”. La fiera non sarà più un contenitore indistinto dove trovare di tutto un po’. È stata dichiarata guerra alla merce di bassa lega: vietata categoricamente la vendita di abbigliamento generico, intimo e calzature, tipici dei mercatini settimanali. La vetrina del Mandorlo in Fiore dovrà essere riservata esclusivamente all’ingegno e all’eccellenza. La precedenza assoluta verrà data agli artigiani, agli hobbisti creativi e ai produttori agroalimentari capaci di portare in piazza i marchi di qualità Dop, Igp e biologici. Un tentativo concreto di alzare l’asticella e legare l’immagine della festa al “saper fare” siciliano.
Anche la geografia urbana dell’evento è stata ridisegnata con precisione chirurgica per gestire i flussi e diversificare l’offerta. Il salotto buono di Viale Della Vittoria si confermerà come la spina dorsale della passeggiata, costellato dalle caratteristiche casette che accompagneranno i visitatori fino alla curva di salita Coniglio. Piazza Marconi, invece, vivrà una doppia anima: il lato Sud diventerà il paradiso dei golosi con l’area dedicata allo Street Food, mentre il versante Nord sarà il regno dell’artigianato puro. Per le famiglie, il punto di riferimento resterà Villa Bonfiglio, trasformata in un’oasi di svago con le giostrine per i più piccoli e i food-truck posizionati attorno alla fontana, mentre le associazioni avranno il loro quartier generale a Porta di Ponte.
Ma la rivoluzione passa anche dall’estetica delle strutture. Niente banchi improvvisati o gazebo di plastica: gli espositori dovranno dotarsi di casette in legno o strutture similari, uniformate nelle dimensioni e impreziosite da luminarie per garantire un colpo d’occhio armonioso e suggestivo. Agli operatori viene inoltre richiesto un senso di responsabilità maggiore, facendosi carico non solo dei costi energetici ma anche della pulizia quotidiana dei propri spazi.
La corsa per assicurarsi un posto in questa vetrina rinnovata è già partita. Gli interessati hanno tempo fino alle ore 15:00 del 6 febbraio 2026 per inoltrare la propria candidatura. La procedura è interamente digitalizzata: le domande dovranno viaggiare sui binari telematici del portale Impresainungiorno o via Pec. Gli uffici del Suap sono già in allerta per fornire assistenza, mentre la città attende di capire se questa svolta rigorista basterà a restituire al Mandorlo in Fiore lo smalto dei tempi d’oro.
