Ventidue cittadini tunisini — fra loro quattordici minorenni — sono stati recuperati dalla motovedetta Cp322 della Guardia Costiera sull’isolotto di Lampione. Secondo quanto riferito dagli stessi migranti, sarebbero partiti da Sfax su un gommone di circa sette metri, pagando somme variabili tra 150 e 900 euro a testa; l’imbarcazione, dopo lo sbarco, sarebbe affondata. Un episodio che, al di là dell’intervento di salvataggio dovuto e tempestivo, ripropone il tema della sicurezza delle frontiere marittime e del contrasto ai traffici illegali.
Lampione è un punto remoto e privo di approdi: non può diventare una banchina improvvisata per traversate insidiose. Il fatto che la maggioranza del gruppo sia composta da minorenni rende ancora più urgente un approccio che coniughi tutela e legalità. L’obbligo di soccorrere in mare resta un caposaldo civile, ma non può essere interpretato come apertura di corridoi di fatto incontrollati. Una politica liberale di destra, attenta alla responsabilità individuale e all’interesse generale, chiede regole chiare, applicate con coerenza.
La cornice è nota: reti criminali che incassano denaro per viaggi precari, mezzi inadeguati, approdi casuali. La risposta non può esaurirsi nell’accoglienza emergenziale. Servono pattugliamenti efficaci, sanzioni severe per i facilitatori, cooperazione operativa con i Paesi di partenza e accordi che rendano rapide le riammissioni di chi non ha titolo alla permanenza. In parallelo, canali legali e selettivi — trasparenti, numericamente sostenibili e collegati al fabbisogno — sottraggono terreno ai trafficanti, senza cedere sull’illegalità.
Particolare attenzione merita la presenza di minori: protezione immediata, accertamenti anagrafici rigorosi, tracciabilità dei percorsi e, quando possibile, ricongiungimenti nel rispetto delle norme. Ma la vulnerabilità non può diventare un lasciapassare per i clan che speculano sull’età anagrafica.
L’episodio di Lampione conferma che il confine non è un concetto astratto: è luogo in cui si incrociano doveri umanitari e necessità di ordine. Onorare i primi e far rispettare le seconde è l’unica via per salvare vite senza arrendersi all’illegalità. La Guardia Costiera fa la sua parte in mare; alla politica spetta chiudere il circuito a terra, con regole certe, controlli continui e accordi credibili. Solo così le nostre coste resteranno sicure e la legalità tornerà ad essere il perimetro condiviso.
