Lampedusa, 24 novembre 2025 – Un’operazione di controllo dell’attività venatoria ha riportato al centro dell’attenzione la piaga del bracconaggio sull’isola di Lampedusa. Nei giorni scorsi i Carabinieri del Nucleo Cites di Palermo, affiancati dai volontari delle associazioni Cabs e Gruppo Adorno, hanno passato al setaccio diverse aree dell’isola, riscontrando numerose irregolarità e facendo scattare in totale sei denunce.
L’intervento è stato programmato dopo anni di segnalazioni su pratiche illecite ormai diffuse: uso di richiami elettroacustici vietati, abbattimento di specie protette e attività venatoria in zone sottoposte a tutela. Un quadro che, secondo gli ambientalisti, ha trasformato Lampedusa in un vero e proprio hotspot di bracconaggio nel cuore del Mediterraneo.
I controlli, effettuati nella mattinata di sabato 15 novembre, hanno confermato le preoccupazioni. I militari hanno documentato un utilizzo esteso di richiami acustici e hanno sorpreso cacciatori all’interno della Zona di protezione speciale ITA040013 e persino nella riserva naturale orientata “Isola di Lampedusa”, gestita da Legambiente Sicilia, dove la caccia è vietata.
Cinque persone sono state fermate mentre esercitavano l’attività venatoria con mezzi non consentiti o in aree interdette. Nel corso dei controlli sono stati sequestrati cinque fucili e un esemplare di beccaccia abbattuto illegalmente. Un dato, quello emerso sul campo, che stride con quanto previsto dal Piano faunistico venatorio regionale: per l’area delle Pelagie sarebbe infatti ammesso un numero massimo di cinque cacciatori l’anno, mentre nella realtà, denunciano le associazioni, i cacciatori presenti sarebbero “a decine”.
Cabs e Gruppo Adorno puntano il dito contro l’assenza di un presidio stabile sul territorio. Le sigle ambientaliste ricordano la soppressione, da parte della Regione siciliana, del distaccamento del Corpo forestale regionale che garantiva la tutela ambientale dell’arcipelago. Lampedusa e Linosa risultano così prive di un controllo continuativo, esposte non solo al bracconaggio ma anche a fenomeni di degrado diffuso.
Durante i sopralluoghi, i volontari hanno segnalato la presenza di microdiscariche, bossoli e cartucce abbandonate, rifiuti di plastica e vetro che deturpano la gariga, habitat naturale di numerose specie. Le associazioni descrivono la situazione come “gravissima” e sottolineano come, in un’isola di dimensioni ridotte e priva di veri rifugi naturali, la caccia agli uccelli non dovrebbe essere consentita: gli stormi, spiegano, una volta attratti dai richiami o messi in fuga, diventano facile bersaglio, senza reali possibilità di scampo.
Alla luce di quanto documentato, Cabs e Gruppo Adorno annunciano l’intenzione di presentare un esposto alla Commissione europea contro la Regione siciliana per violazione delle direttive comunitarie “Uccelli” e “Habitat”, ritenendo compromesso l’obiettivo di tutela delle specie e degli ecosistemi.
A chiudere il quadro dell’operazione, i Carabinieri Cites hanno infine denunciato una sesta persona, sorpresa nella propria abitazione con uccelli appartenenti a specie protette e sette esemplari di tartaruga di terra Testudo hermanni, anch’essi tutelati dalla Convenzione di Washington. Un ulteriore riscontro che conferma come, sull’isola, il contrasto al bracconaggio resti una priorità tutt’altro che simbolica.


