AGRIGENTO – Un nome che torna a vivere nei corridoi di un servizio dedicato alla fragilità e alla cura quotidiana. L’Azienda sanitaria provinciale di Agrigento ha scelto di intitolare il Centro Diurno Disturbi Cognitivi e Demenze allo psichiatra Pippo Provenzano, figura di riferimento della salute mentale nel territorio e già direttore del Dipartimento di Salute Mentale dell’ASP, oltre che dell’Unità operativa complessa Malattie psichiatriche, degenerative e involutive.
L’intitolazione è stata celebrata durante una giornata dal tono volutamente familiare, inserita nel contesto delle iniziative natalizie del Centro. Un momento pensato per unire memoria e presente, riconoscendo il contributo professionale e umano lasciato da Provenzano e, allo stesso tempo, valorizzando il lavoro di chi oggi porta avanti l’attività del servizio. L’Unità operativa complessa è attualmente guidata dalla dottoressa Liana Gucciardino, chiamata a proseguire un percorso assistenziale che intreccia competenze cliniche e attenzione alla persona.
Alla cerimonia hanno partecipato il direttore sanitario dell’ASP, Raffaele Elia, e il direttore del Dipartimento di Salute Mentale, Leonardo Giordano. Presenze istituzionali, ma in un contesto lontano dalla formalità: l’iniziativa si è svolta come una festa condivisa, con il coinvolgimento degli operatori del Centro, degli utenti e dei loro familiari. Tra canti e musiche, la comunità che ruota attorno al servizio ha ritrovato un’occasione di incontro, in cui la dimensione relazionale – spesso decisiva nei percorsi legati alle demenze e ai disturbi cognitivi – è diventata parte integrante dell’evento.
Nel corso della giornata è stato dato spazio anche a un gesto di sostegno concreto: la famiglia Mancuso ha donato attrezzature ginniche destinate alla palestra del Centro. Un contributo che rafforza le attività riabilitative e motorie proposte agli utenti, tassello importante nel lavoro quotidiano che punta a mantenere autonomie, stimolare funzioni residue e favorire il benessere complessivo.
L’intitolazione, dunque, non è stata soltanto un atto simbolico. È diventata un modo per legare la storia di un professionista stimato alla vita del servizio, in un momento in cui l’assistenza ai disturbi neurocognitivi richiede risposte continue, vicine alle famiglie e capaci di integrare cura, supporto e qualità della relazione. In questa cornice, il nome di Pippo Provenzano entra stabilmente nel presente del Centro, come segno di riconoscenza e come richiamo alla responsabilità di chi ogni giorno si prende cura della parte più delicata della comunità.

