L’allarme scattato tra l’1 e il 2 gennaio: siero arrivato d’urgenza da Catania. Sotto accusa sgombro e conserve, dubbi sulle ostriche.
Festeggiamenti finiti in corsia per una comitiva dell’agrigentino. È salito a dieci il numero delle persone rimaste vittime di una grave intossicazione alimentare dopo il tradizionale cenone di Capodanno a Canicattì. Quello che doveva essere un momento di gioia si è trasformato in un’emergenza sanitaria che ha coinvolto le strutture ospedaliere di tre diverse città.
Ad avere la peggio sono stati due cinquantenni, attualmente ricoverati nel reparto di Neurologia dell’ospedale Sant’Elia di Caltanissetta. I medici mantengono la prognosi riservata: le loro condizioni sono definite gravi, seppur stabili. Gli altri otto commensali sono stati assistiti presso i pronto soccorso del “San Giovanni di Dio” di Agrigento e del “Barone Lombardo” di Canicattì.
L’allarme è scattato tra l’1 e il 2 gennaio, quando i pazienti hanno iniziato ad affollare i nosocomi lamentando sintomi inequivocabili: difficoltà a parlare e respirare, oltre a violenti disturbi gastrointestinali come vomito e diarrea. I sanitari hanno subito sospettato la presenza della tossina botulinica, attivando il protocollo nazionale d’emergenza.
Una diagnosi tempestiva che ha probabilmente evitato conseguenze peggiori. Grazie al coordinamento con il Centro Antiveleni di Pavia e l’Istituto Superiore di Sanità, è stato reperito e inviato d’urgenza da Catania il siero con anticorpi antitossina, somministrato immediatamente al paziente che versava nelle condizioni più critiche.
Resta ora da capire quale pietanza abbia scatenato l’infezione. Inizialmente i sospetti si erano concentrati su una partita di ostriche, ipotesi che però ha perso quota nelle ultime ore in attesa degli esami di laboratorio. L’attenzione degli ispettori sanitari si è spostata su altri alimenti presenti sulla tavola, in particolare sullo sgombro in scatola consumato insieme a salumi, olive e crostini.

